I pargoletti vivono i primi tre anni della propria vita con i genitali avvolti in sacchetti di plastica non traspiranti. Dal punto di vista delle aziende è un sistema a catena che «funziona»: le reazioni automatiche di arrossamenti e dermatiti garantiscono risultati ad ampio raggio, alimentando un’industria fiorente di creme, unguenti e salviettine.
Per di più le industrie del monouso hanno la garanzia di fidelizzare con i «piccoli clienti inconsapevoli» fino ad un’età avanzata. Sentendosi asciutti, i bambini non percepiscono la reazione di causa effetto tra stimolo e funzione. In questo modo protraggono per più tempo, anche fino ai 3 anni, l’uso del pannolino.
In totale sono circa 5000 pannolini. Se fissiamo la spesa minima di circa 30 centesimi a pannolino, alla fine della fiera, nel migliore dei casi, abbiamo speso 1500 euro. Allo stesso tempo avremo prodotto circa una tonnellata di rifiuti solidi urbani.
Ma torniamo alla psicologia della cacca. La percezione di compiere un gesto di civiltà, come dicevamo, è solo illusoria. Un corretto smaltimento dei rifiuti prescrive di gettare gli escrementi nei WC e non nei cassonetti dei rifiuti.
La cacca e la pipì con tutta la carica batterica rimangono a cielo aperto nelle discariche, mentre il supporto resterà ancora per circa 500 anni prima di arrivare ad una completa decomposizione. L’alternativa è finire nell’inceneritore per trasformarsi in diossina e polverizzarsi in microparticelle. L’essenziale è invisibile agli occhi, ma anche ai polmoni...
I pannolini monouso si sono imposti con la promessa di affrancare l’uomo, e soprattutto la donna, da secoli di schiavitù. Spinti dal claim «tranquillo e asciutto», grazie all’introduzione di gel superassorbenti realizzati con polimeri di origine petrolchimica, hanno sviluppato una capacità assorbente molto elevata e possono trattenere fino a 30-40 volte il loro peso anche sotto pressione. Meraviglia della tecnica: la pipì non esce anche se il bambino si siede sul pannolino bagnato. Il resto è costituito da pellicole in polipropilene, rivestimento in polietilene e un cocktail di profumazioni, additivi, creme su cui non ci è dato sapere, se non attraverso indagini di laboratorio.
Nel maggio del 2000 un’indagine di Greenpeace mise in evidenza la presenza di componenti pericolose come la tributilina di stagno, successivamente messa al bando dalla commissione europea. Ad oggi non disponiamo di test convincenti che ci assicurino sull’assenza di prodotti potenzialmente tossici o cancerogeni.
Quello che sappiamo però è che a causa della mancanza di traspirabilità, le dermatiti da pannolino sono diventate sempre più frequenti. Le irritazioni, secondo le statistiche dell’Associazione medica americana, riguardano il 54% dei bambini.
Il surriscaldamento provocato dalla barriera di materie sintetiche, inoltre, lo ha dimostrato un’ormai nota ricerca dell’Università di Kiel, provocherebbe un pericolo di danneggiare lo sviluppo dei testicoli e la futura fertilità.